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Ormezzano: Un mercato povero, moscio, squallido, ma realistico

Ormezzano: Un mercato povero, moscio, squallido, ma realistico

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Non c’è stato neppure il classico scambio di due gatti da mezzo milione l’uno per un cane da un milione. Il calciomercato italiano di gennaio è stato tutto povero, moscio, squallido. Comunque realistico e dunque onesto. Niente troppi soldi veri o finti, nessun trucco, nessun gioco di prestigio, nessuna scoperta presunta sensazionale di talenti occulti, nessuna promessa a vuoto, casomai un premessa piena: se qualche grossa squadra straniera ci cede qualche suo grosso giocatore, questo fa pensare che il frutto abbia il verme. Voluto ogni riferimento a Podolski e Shakiri, dal calcio tedesco all’Inter.

 

Sono tornati in Italia calciatori italiani medii che erano andati per il mondo a collezionare soldi tanti ma anche cambiali: Diamanti Gilardino Santon Cerci Bocchetti. E’ tornato al nostro calcio anche il vecchio Eto’o, che però al suo secondo giorno di Sampdoria ha litigato forte con l’allenatore, tanto per riambientarsi subito. Abbiamo illuso qualche sottoccupato e creato qualche nuovo disoccupato. Le ultime ore hanno salutato anche una operazione pro infanzia da non abbandonare: il Torino ha tesserato in Argentina un certo Serafino di diciassette anni, invitato subito a credere nella favola della rinascita granata dopo il 5 a 1 sulla Sampdoria.

 

La gente non ci è cascata, stavolta. Persino gli adepti del sognare a tutti i costi, dal costo minimo al costo massimo, non si sono fatti fregare. Stadi con forti carie di presenze anche dopo i primi colpi di mercato, con Juventus e Roma che hanno giocato al gioco di aspettarsi, con tifoserie furibonde contro alcuni vitellini d’oro, su tutti Icardi ricco poveraccio, con Inter e anche Milan, nonostante un penoso maramaldeggiare sul nulla del Parma, troppo deboli per essere vere ma anche troppo vere per essere soltanto deboli. Forse stanno definitivamente cambiando i grandi venti economici ed anche passionali che ci hanno fatto credere di avere un calcio ricco e florido, forse tutto è già definitivamente cambiato se non abbiamo un nome grosso a cui ancorare il nostro mercatuccio di riparazione, se Del Piero fugge in India dribblando ancora l‘Italia e Giovinco fugge in Canada e la loro Juventus degli Agnelli gioca al gioco di fare la povera che non spende soltanto per spendere, già forte come è, e viene persino capìta e lo sarà anche se cederà Pogba.

 

Chiediamo la moviola in campo, vorremmo essere pionieri della moderna ipertecnologia, e non ci rendiamo conto che questo nostro calcio si gioca già tutto con i ritmi e le cautele della moviola, anche se non soprattutto sui tavoli dei contratti. Consegnamo ai mercati pallonari la ridefinizione con divulgazione immediata del prestito con riscatto obbligato, dunque del non prestito. Non ci resta che ridere e lo ha capito Massimo Ferrero detto Viperetta, presidente ridolinesco, dunque moderno e provvido, della Sampdoria e unico vero grande acquisto del nostro calcio.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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