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Ormezzano: Sarebbe possibile da noi un calcio diverso?

Ormezzano: Sarebbe possibile da noi un calcio diverso?

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Ci sono secondo me due modi di sostare col pensiero sulle ultime, Cesena e Parma, che pareggiano con le prime, Juventus e Roma. Il primo è il modo definibile come “alla faccia di Lotito!”, punto esclamativo, cioè del dirigente che vorrebbe il nostro sport beneamato vietato alle squadre piccole, in nome di un razzismo economico che preoccupa persino la ricca società bianconera, unita alla rivale storica, la Fiorentina, quella ultimamente di Della Valle versus Marchionne parlando di alte strategie industriali, nel chiedere persino al governo che il presidente della Lazio se ne vada. Lotito che è pure il tutore pessimo massimo del presidente federale Tavecchio, quello delle gaffes sui mangiatori di banane che vengono a giocare da noi. Il secondo modo, del tutto fantasioso, è definibile con un “ma sarebbe possibile?”, punto e strapunto interrogativo, pensando che, con ormai tutta la gestione finanziaria del nostro calcio, dai diritti televisivi in giù, finita nelle mani di un’agenzia diventata proprietà cinese, senza che nessuna autorità costituita, nessuna istituzione preposta abbia detto be’ o bah o boh, una scommessona piazzata in Estremo Oriente sui due risultati incredibili avrebbe arricchito il signor Mario Rossi.

 

In realtà il calcio, grandissimo gioco ma come valenza tecnoatletica poverissimo sport, trova la sua forza fascinosa proprio nella possibilità che il Roccacannuccia possa fermare il Real Madrid. E se intanto il Piripacchio ferma il Barcellona, siamo al massimo della palpitante incertezza, e pazienza per gli studiosi giornalisti che continuano a non capirci niente ed a volere spiegare tutto, pazienza per Berlusconi che siccome investe dané vuole risultati (esattamente il contrario dell’etica e della poetica dello sport). Quando una partita fra due squadre allenate bene è invece allegramente o drammaticamente decisa più da rimpalli, caso, arbitri, errori, ben che vada prodezze individuali a priori non programmabili. che da azioni di gioco vero e proprio.

 

Ora attendiamo sviluppi del caso Lotito e sviluppi della rivalità fra Juve e Roma, nonché del gap che si profila a Milano fra Inter che fa sorridere e Milan che fa ridere. Ma temiamo una ennesima sepoltura dei quesiti più duri e balordi, show must go on, e poi adesso ritornano le coppe europee e possiamo sognare di essere grandi con intanto la quasi certezza di godere perché gli italiani della signoria accanto alla nostra sono piccoli. Voglio comunque ricordare che, anni sessanta, preistoria o ieri l’altro o seconda della sensibilità e della memoria, un cantautore italiano, Fausto Amodei, impegnato a piangerei i morti di Reggio Emilia, scrisse una canzoncina triste e ironica sugli italiani che, sparati in piazza e traditi in parlamento, avevano almeno la libertà di sciare, sciare tanto e bene. Adesso i Mondiali di sci alpino negli Usa si sono chiusi senza una medaglietta per noi.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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