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Uno speciale di RadioCalcio

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Dell’Avvocato, del suo rapporto con il suo grande amore bianco e nero, RADIOCALCIO ne ha parlato per un’oretta con alcuni ospiti che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene:  Gian Paolo Ormezzano (Giornalista e scrittore), Enrico Bendoni (Manager, già dirigente sportivo e giornalista, Presidente e Amministratore della BC Bendoni Communication), Attilio Romero (Già Portavoce di Gianni Agnelli nell’Ufficio Stampa della Fiat), gli ex giocatori della Juventus Roberto Bettega, Marco Tardelli, Dino Zoff e l’on. Francesco Boccia (Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e Presidente dello Juventus Club Montecitorio). Conduce in studio Francesco De Leo (Direttore di RADIOCALCIO).

“Un Re senza corona”, lo battezzò la famosa rivista americana Newsweek. Si chiamava Gianni Agnelli, lo chiamavano l’Avvocato. Da 12 anni non c’è più. Figlio di Edoardo Agnelli e della principessa Virginia Bourbon del Monte, era nato a Torino il 12 marzo del 1921. Principale azionista e amministratore al vertice della FIAT, senatore a vita.

 

La figura di Gianni Agnelli fu anche intimamente legata alla storia della Juventus, della quale fu presidente dal 1947 al 1954. Acquistò giocatori di rilievo quali Giampiero Boniperti, John Hansen e Karl Præst, decisivi per la conquista di due campionati di Serie A nel 1950 e nel 1952.

 

E’ stato presidente onorario della Juve sino al 1994, anno in cui gli subentrò suo fratello Umberto, papà dell’attuale presidente della Juve, permettendo ai bianconeri di ottenere altri dieci titoli di campione d’Italia, quattro coppe nazionali, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, tre Coppe UEFA e una Supercoppa europea, per un totale di 23 trofei ufficiali in 48 anni, facendone una delle personalità più importanti nella storia dello sport.

 

Il 24 gennaio del 2003 Gianni Agnelli muore a Torino nella sua storica residenza collinare Villa Frescòt. I funerali nel Duomo della sua città, seguiti da un’enorme folla. La moglie, con una lettera aperta al direttore del quotidiano La Stampa, ringrazierà poi tutte le figure nazionali e internazionali e tutti i cittadini presenti. Riposa oggi nella monumentale cappella di famiglia presso il piccolo cimitero di Villar Perosa.

“La Juve è per me l’amore di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d’amore”.

 

“«Vinca la Juve o vinca il migliore?» Sono fortunato, spesso le due cose coincidono”.

 

“Boniperti faceva il prepotente quando discuteva gli ingaggi. Poi venivano da me e io li pagavo”.

 

“La Juve gli deve gratitudine. Oggi Boniperti è un ex centravanti di mezza età, onorevole, deputato europeo: un uomo diverso. Ma quando lo si nomina fa ancora paura. E questo mi fa piacere”.

 

“Di calcio ne capisce più Boniperti perché ha giocato, ma quando non segue i miei consigli fa delle sciocchezze. E delle sciocchezze ne ha fatte eccome. Ma lo dico anche perché voglio confortare i presidenti delle altre squadre, come Pontello e Viola e fargli pensare che anche Boniperti fa delle sciocchezze. Una sciocchezza divertente e clamorosa: siamo ai campionati del mondo del 1978 in Argentina. Telefono a Boniperti: mi hanno segnalato un giovane che ha delle doti eccezionali. Ti prego di farlo guardare. Boniperti risponde: “Avvocato, le ce ne ha sempre una nuova.” E io: si chiama Maradona. “Questo nome sembra una bestemmia, non mi stia a scocciare” risponde Boniperti. Io ribatto: guardi che deve essere qualcuno. Boniperti: “se fosse qualcuno lo saprei”.

 

“Io i derby li andavo a vedere il meno possibile, perché è sempre stata la partita che mi dava meno piacere vincere e più dispiacere perdere. Quindi preferivo fare a meno di vederli”.

 

“Nella Juve nessuno è mai stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno che lo supererà lo ammetteremo a malincuore”. (su Michel Platini).

 

“Un giorno mi dissero che Maradona si allenava cen¬trando la porta con un tiro da centrocampo. Andai al Comunale e lo dissi alla squadra, Platini non disse nulla ma chiese al magazziniere di aprire la porticina dello spogliatoio che stava al di là della pista d’atletica, si fece dare un pallone e da centrocampo lo spedì negli spogliatoi. Mi guardò sorri¬dendo e se ne andò senza dire una parola”.“Sono quelli come Cantona che scaldano il pubblico e fanno la differenza. Deve credermi: da un grandissimo mascalzone si potrà sempre ricavare un santo; ma da una mezza cartuccia, mai e poi mai un asso”.

 

“Buscetta ha detto di essere ossessivamente un tifoso della Juventus? Se lo incontrate ditegli che è la sola cosa di cui non potrà pentirsi”.

 

Giovanni Agnelli