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Ormezzano: Non mi piace la radicalizzazione. Vi spiego perchè

Ormezzano: Non mi piace la radicalizzazione. Vi spiego perchè

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 
I nemici della Juventus, cioè i suoi odiatori, possono anche pensare che il demonio (nel calcio non si dice diavolo, diavolo è il Milan) sia sponsor della Juventus, la quale si arricchisce di punti con gli errori determinanti di Rocchi nella sfida d’andata contro la Roma, con il gol fortunoso di Pirlo all’ultimo secondo di recupero del derby torinese, con gli errori madornali degli interisti nel finale dello scontro di Torino e adesso con il gol del 2 a 1 ammazzaNapoli segnato da Caceres in doppio fuorigioco, come posizione sul terreno (pochi centimetri, però possono bastare) e come decisione (poi ovviamente rientrata) già presa da Allegri di sostituirlo. In effetti la collezione di stranezze, diciamo, sempre virate al positivo per i bianconeri si arricchisce costantemente. Il tutto intanto che è anche possibile pensare che la stessa Juventus sia cara agli dei, sia cioè è il terminale di attenzioni speciali e amiche di divinità assortite: in fondo diavoli e angeli talora si confondono, e infatti Lucifero è un ex angelo.

 

Gli amici della Juventus, cioè i suoi innamorati, possono abbastanza facilmente obiettare che Rocchi è un grande arbitro il quale, senza fare scandalo, può permettersi di sbagliare, che le partite finiscono quando l’arbitro fischia la fine, che gli errori degli avversari possono essere propiziati dal senso di inferiorità che la Signora infligge, che il fuorigioco centimetrino, rilevabile soltanto dalla moviola pignola e comunque premiante un po’ tutti, non vale sul campo, dove il perentorio dinamismo dellì’azione vieta agli stessi che subiscono il gol di rilevare e protestare (il caso di Napoli, appunto), e che comunque a Napoli è stato un 3 a 1, cioè di nuovo più 3 in classifica sulla Roma dell’iperTotti, e amen.

 

La radicalizzazione del conflitto, qui Juventus lì tutto il calcio ”altro”, è – come dire? – compattata anche dal calo della Milano del pallone, comunque con l’Inter meno povera di prospettive del Milan allenato da Berlusconi e alienato da Inzaghi, la radicalizzazione a chi vi parla comunque non piace. I duelli, si dice, fanno storicamente la fortuna dello sport, in chiave di coinvolgimento popolare anzi popolaresco. A me i duelli sembrano riduzioni, elementarizzazioni, impoverimenti. Uno contro uno e il resto che non esiste, o uno contro tutti uniti in un’alleanza ipocrita, se non in una recita, mi sembrano negazioni della sanità morale dello sport e della sua ricerca e anche sublimazione di lotta leale e generale. Pià facile e magari più giusto, se proprio non si riesce a digerire questa Juventus fortissima, pensare al demonio. In fondo la gestione del calcio direttamente da parte del demonio sarebbe il male minore, rispetto a come lo usano e lo deformano i finti angeli.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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