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Ormezzano: Il nostro calcio respira forte normalità

Ormezzano: Il nostro calcio respira forte normalità

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

E’ accaduto un fatto abbastanza sensazionale, dal 15 al 18 gennaio del 2015. E’ accaduto che il nostro calcio è riuscito a darsi, e chissà se anche a godersi, una forte dose di normalità. La cosa è accaduta anzi se le si dà una logica è avvenuta, visto che avvenire è verbo meno pazzerellone che accadere, a Torino, antica capitale poi divenuta città dove nascono situazioni, cose, eventi, iniziative che si diffondono per l’Italia dall’automobile alla radio. E in fondo è nato a Torino anche il nostro calcio, che poi nei lampi del Grande Torino e nella ricca stellosità, se mi passate il neologismo, del cielo della Juventus ha registrato e sta registrando i suoi momenti storicamente più significativi in chiave di campionato. Ma ecco la normalità: la Juventus ha sconfitto il Verona per 6 a1 il giovedì in Coppa Italia e poi ha sconfitto il Verona per 4 a 0 in campionato la domenica successiva. Stesso campo, lo stadio bianconero di Torino, stessa Juventus e stesso Verona (il turnover è stato normale, come si addice per i confronti così ravvicinati).

 

La vigilia della seconda sfida allenatori e giocatori e giornalisti assai esperti si erano premurati di dire che le cose sarebbero andate diversamente, omaggiando a priori la presunta virtù del calcio, e specialmente del nostro calcio, il sapersi ribellare alla normalità, insomma la divina rotondità della palla. Per cui – detto e ridetto, anche scritto e riscritto – su dieci incontri con il Roccacannuccia la Juventus vince nove volte, ma ogni volta può essere quella in cui il Roccacannunccia ce la fa e ribalta il pronostico (il pari non viene preso in esame da questa sorta di dogma confezionato con aria fritta).

 

Adesso dovrebbe o almeno potrebbe cominciare il terrore della normalità, che se si ripete nello sport uccide lo show, almeno presso chi ama l’illogicità travestendosela da novità importante. La Juventus finisce il girone di andata con cinque punti sulla Roma, il quarto scudetto bianconero consecutivo è probabile, e la slogatura delle mascelle pare così assicurata, anche le mascelle dei viziati tifosi bianconeri. Il momento è grave, da stati generali, e invece si divaga parlando dei possibili miracolismi del mercato di gennaio, pur se si sa che le squadre furbe e soprattutto i procuratori furbissimi scaricano su quelle meno furbe i giocatori che non servono più e che però godono ancora di alta considerazione e dunque valutazione. Per fortuna che nel Milan Silvio c’è: Berlusconi che prima ha scoperto che Seedorf ex suo giocatore era un grande allenatore e poi ha deciso, liquidando Seedorf, che Inzaghi, suo paggio anzi paggetto, era allenatore grandissimo anzi grandisissimissimo, ha preso a divertirci con la sua normale ma riverita incompetenza. Anche nel calcio.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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