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Ormezzano: In 4 motivi il mio No alla tecnologia in campo

Ormezzano: In 4 motivi il mio No alla tecnologia in campo

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Con la Juventus praticamente al quarto scudetto consecutivo, con Milan e Inter sconfitte rispettivamente in casa della Lazio e in casa dal Torino e ormai al collasso tecnopsicoeconomico, le principali teletrasmissioni dedicate al campionato hanno fritto e rifritto soprtattutto la faccenda del gol negato al Palermo nella partita pareggiata con la Sampdoria. Palla al di là della linea, ma l’arbitro non se ne è accorto né i suoi collaboratori, che in fondo sono soltanto cinque, lo hanno bene indirizzato. E allora avanti con le demagogiche invocazioni dell’avvento della tecnologia sui campi di gioco.
Devo usare la prima persona assai singolare, facendo del giornalismo solenne e odiosetto. Per dire che io sono decisamente contro questo avvento. Per quattro essenziali ragioni, assolute o relative ai tempi e ai paesi, e con la premessa realistica e dolente che stiamo parlando soprattutto del calcio italiano in Italia:

 

1) Il costo sicuramente altissimo farebbe sì che le innovazioni riguardassero soltanto certe partite; e allora che si fa?, si creano due livelli di percezione e degustazione dell’effetto football, fenomeno sin qui apprezzato per la sua semplicità, la sua ecumenicità. il suo sapersi proporre in maniera eguale e subito percepibile nell’Africa più nera e nell’Europa più bianca?

 

2) Sicurissimamente, e almeno in Italia patria di sublimi inventori, si arriverebbe subito alla manipolazione delle apparecchiature, per far credere che le cose sono andate cosà e non così.

 

3) In caso di revisione importante di una decisione presa dall’arbitro e smentita dalla tecnologia, lui e casomai anche i suoi collaboratori sarebbero sottoposti a pubblico ludibrio, lì allo stadio, con serie conseguenze per il successivo sereno svolgersi del loro operato, e con possibili derive di sollevazione popolare.

 

4) il sale del calcio, almeno come lo intendiamo e pratichiamo noi italioti, è nella sua vaghezza, nelle sue incertezze, nel suo permettere ad ognuno di sposare una tesi sua e ovviamente inconfutabile, nel Bar Sport frequentato, vissuto, recitato per giorni e giorni, evento lungo di fronte a cui la partita di per se stessa è poca roba.
Ecco, se la tecnologia imperasse tutto sarebbe chiaro, incontrovertibile, non ci sarebbero certe discussioni comunque avvincenti, non ci sarei – non un gran male, ma questo è un altro discorso – io che parlo in questa trasmissione.
(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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