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Ormezzano: Ho parlato con Garcia e mi piace. Ecco perchè

Ormezzano: Ho parlato con Garcia e mi piace. Ecco perchè

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Credo di sapere perché Rudi Garcia, allenatore francese della Roma, dice, ormai in ottimo italiano, cose intelligenti: su tutte, recentissimamente, l’affermazione che l’allenatore recita una cosa ai giocatori, un’altra magari opposta ai giornalisti, e che la Roma a Torino è stata sì scippata dal successo contro la Juventus per gli errori dell’arbitro, ma che se lo scudetto prossimo sarà bianconero anche per un solo punto, quello che c’è adesso fra le due squadre, lui accetterà, perché questo è il calcio. Ha pure più o meno detto che le tecnologia in campo spoetizza tutto, errori compresi, quasi presago del fatto che a poche ore di distanza proprio la sua Roma avrebbe vinto a Udine con un gol euclidianamente discusso , la palla al là o al di qua della linea?

 

Fissato come sono sulle lingue straniere, ho chiesto a Garcia, di recente, come diavolo ha fatto a imparare così presto e bene l’italiano. Mi ha detto: “Ho mamma francese e padre spagnolo: da perfetto bilingue, ho messo via mentalmente il francese e, passando per lo spagnolo, sono arrivato veloce e facile all’italiano”. Spiegazione logica di un metodo intelligente. Garcia in senso calcistico mi fa pensare all’immenso Nereo Rocco, che interrogato sull’importanza dell’allenatore disse che “conta che noi si faccia pochi danni”, e invitato a auspicare il “vinca il migliore” disse, pensando alla sua squadra scarsa, “speriamo di no”. Purché non esageri: invece di sospirare sulla Coppa Africa che gli sottrae Gervinho e Keita, ha detto che non può lamentarsi adesso, visto che lo sapeva dal via del campionato. Troppo per il nostro teatrino dei sospiri.

 

Siamo quasi alla provocazione. Io spero che vinca lo scudetto e che ascoltatissimo dica, anche per conto mio, che l’allenatore conta poco, Ancelotti per i tifosi della Juventus era, testualmente, un grasso maiale che non sa allenare mentre adesso per quelli del Real Madrid è Carlo Magno. L’allenatore conta infinitamente meno di quello che si crede e di quanto è pagato, e se lo sa e si comporta di conseguenza non è magari una star del gruppo dei maghi della panchina, dei mouirinhidi, degli special one, ma è un buon onesto lavoratore e un amministratore saggio di quel mistero gonfio di soldi e di bluff e di lustrini e di follie e anche di fascino che si chiama football. Ed è pure uno che sa ringraziare Iddio o chi per esso in tre lingue, cosa che lassù viene valutata particolarmente bene.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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