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Ormezzano: Quei tempi… quando la finta era fischiata fallo

Ormezzano: Quei tempi… quando la finta era fischiata fallo

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

L’altro giorno ho visto in televisione, appiccicate una all’altra, due partite importantine, nonché come suol dirsi emblematiche, di un gioco chiamato calcio, che ad alti livelli di show è anche un lavoro strapagato. Campionato inglese e poi campionato italiano, in Albione e nel Bel Paese. Partite giocate o se preferite disputate da persone da lavoratori provenienti da varie etnie del mondo, persone comunque teoricamente uniformate dalle regole del gioco. Teoricamente, già..

 

In Albione i giocatori quando prendono un colpo, cosa che accade sovente, per contatti di ogni tipo, magari cadono ma subito si rialzano in silenzio e ricominciano a lavorare. Nel Bel Paese cadono sempre, e rotolano urlando a lungo per il male. Quando l’arbitro fischia una qualche irregolarità lassù non lo circondano come invece quaggiù, non recitano sdegnata innocenza, non si staccano da lui maledicendolo a gesti e a parole. Sennò l’arbitro li ammonisce e casomai li espelle. Soprattutto lassù, quando l’arbitro fischia contro, non scagliano lontana la palla o non la bloccano restandole troppo vicini e facendo ritardare la ripresa del gioco, del lavoro. Deve essere un’aria diversa.

 

Sto partecipando rilievi banali, eseguiti o eseguibili da chiunque. Ma il fatto è che questo gioco è nato lassù e che, quando lo importammo quaggiù, l’8 maggio 1898, per la disputa a Torino del primo campionato italiano, tutto in un giorno, l’arbitro tranquillamente fischiava come fallosità anche la finta, che era ritenuta comportamento sleale, con travestimento delle vere intenzioni. E dunque questo gioco, o ex gioco, è stato stravolto dalle nostre interpretazioni più di quanto lo sia stato il mondo tutto dalle guerre e dalle scoperte e dal clima, e Mario Balotelli, forse l’unico che magicamente riesca a comportarsi nello stesso modo smodato lassù come quaggiù, è un rivoluzionario, un mago, una divinità.

 

E adesso restiamo col fiato sospeso, perché è persino possibile che, a nostro campionato interrotto e col mercato di riparazione in corso, lui torni fra di noi. Questo è il tema massimo, affascinante del 2015 che ci attende. Be’, auguri, anche se non sappiamo bene di cosa.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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