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Ormezzano: lamentarsi è provinciale? Parola a Rugantino

Ormezzano: lamentarsi è provinciale? Parola a Rugantino

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Rugantino è un personaggio del teatro popolare romanesco. Spavaldo, spaccone (il soprannome viene da ruganta, arroganza), ma buono, generoso, va contro il potere costituito, delinque e viene condannato a morte. L’ora dell’esecuzione si avvicina, un amico suo però della razza dei nobili, dei riccastri, gli fa visita in carcere e cerca di confortarlo dicendogli che deve accettare la fine con filosofia. In fondo la vita è una ruota che gira, oggi a te domani a me… Rugantino ascolta, e obietta: “La ruota gira, magari è vero, ma alla fine siamo sempre noi poveracci a morire, a pagare”. E l’altro: “E che colpa abbiamo noi? Siete di più…”.

 

Viene in mente questo dialogo quando si ascolta, e magari si dice anche, che nel calcio alla fine di un campionato i torti e i favori si bilanciano, ogni squadra nel conteggio finale ha subito torti e goduto favori in quantità eguali, e insomma non ci si deve lamentare (lamentarsi è da provinciali, sentenziò una volta, dopo una partita, il tifoso juventino nonché opinionista Gianni Agnelli). Non solo non deve lamentarsi il Torino, vicino al successo nel derby, cosa che non gli accade dallo scorso millennio, nonostante che colpito da un rigore che sicuramente a pro della Juventus era da fischiare, quasi sicuramente a pro per il Torino, a parità di reato, non sarebbe stato fischiato, e punito nel finale, ma non deve lamentarsi l’Udinese massacrata a San Siro dall’arbitraggio pro Milan.

 

Sarà, però manca sempre la controprova, e cioè episodi discutibili e discussi, per non dire misteriosi. che penalizzano le ricche, le forti, le grandi, le preclare, le famose, le aristocratiche, le poche insomma. E allora il bilancio finale dei torti e dei favori ci pare, più che equo, equino: nel senso che premia chi, comunque e quantunque e dovunque, nella vita sta a cavallo, e ci sta per nascita, per censo, per magnanimità di lombi, per esercizio di poteri forti. I poveri sono di più e quindi è normale che i fulmini del caso colpiscano soprattutto loro, che costituiscono un bersaglio maggiore, molto affollato. Amen. E magari anche requiem.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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