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Ormezzano: La grande bellezza del calcio, il Bar Sport

Ormezzano: La grande bellezza del calcio, il Bar Sport

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

La grande bellezza del calcio non sta mai nella partita: è il prima e il dopo, è l’attesa, è il Bar Sport. Chi chiede la moviola immediata è un potenziale assassino delle incertezze, delle discussioni, delle ipotesi, delle dietrologie che animano il discutere sul gol-non gol, sul fuorigioco non fuorigioco, sull’arbitro santo o delinquente. Senza queste cose i 90 minuti, più recupero, sarebbero un niente, un balletto cretinetto di tipi che vagano sul verde e manco possono usare le mani per trattare il pallone. Poco meglio della corsa con le gambe chiuse nei sacchi, insomma.

 

Il calcio è il teatrino o teatrone intorno all’evento, non l’evento. E’ il bla-bla-bla sul poco più che nulla. E’ l’invenzione di argomenti rintracciati, dicono gli inglesi, in the middle of nowhere, nel mezzo del non dove. Per esempio splendido è questo parlare di coppe come se influenzassero il campionato (e viceversa, ci mancherebbe altro) e di mercato come se potesse cambiare volto alle squadre. Quando poi la fisiologia dice che qualsiasi accumulo di fatica nel muscoli si elimina in quarantotto ore, quando poi l’economia dice che se qualcuno ha un valore sicuro non lo mette certo in vendita sulle bancarelle del mercatino di Natale, quello degli oggetti poveri e ben che vada furbetti.

 

E adesso mezza Italia almeno si piega pensosa sul punto che ancora separa la Juventus e la Roma: C’è il grande dilemma: meglio fare la Champions League contro il Borussia Dortmund o l’Europa League contro il Feyenord? Dove ci si consuma di più in fiato e forza? Tutta fuffa che però piace, e persino nutre. Come l’andare per le bancarelle della fantasia, giocare a monopoli con i nomi dei possibili nuovi calciatori in arrivo per la squadra che ami, fingendo di non sapere che Tizio va dove vuole il procuratore Caio e che Caio manda Tizio dove insieme lui e l’altro, il gatto e la volpe, possono guadagnare di più. Inlinea di massima nessuna squadra cede un giocatore che davvero vale, o se lo cede è per guadagnarci uno sproposito che sa di rapina e di superbia (quella del ceduto).

 

Gli adulti che lamentano la scomparsa delle fiabe, loro che a fiabe furono cresciuti, pensino che le fiabe esistono sempre, ma i bambini si sono fatti furbi e adesso tocca agli adulti calciofili, tenere alto il tasso di ingenuità del mondo, inventando le fiabe e recitandosele addosso e dentro.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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