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Ormezzano: Il tema del “come” prima di quello del “se”

Ormezzano: Il tema del “come” prima di quello del “se”

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Il tema del “come” al posto o comunque prima del tema del “se” è un importante problema di civiltà dello sport. Coinvolge o dovrebbe coinvolgere i protagonisti, cioè gli atleti che in alcuni casi sono anche giocatori, gli spettatori, sul posto o nella fruizione televisiva, e i relatori, gli intermediari fra l’evento e il pubblico, cioè i giornalisti. Il “come” riguarda il modo in cui l’atto sportivo viene eseguito, il “se” riguarda il risultato ottenuto.

 

Vedo un campione correre e apprezzo come splendidamente corre, non mi voto tutto all’attesa di sapere se vince. E viceversa, lui corre male ma non me ne importa niente, importante è che lui, cioè uno dei miei, vinca. Il “se” ovviamente intriga di più, impegna diciamo pure culturalmente di meno, comunque appassiona e infatti si chiama, nel linguaggio della vigilia, splendida incertezza.

 

Le fortune del calcio, che ha un gesto sportivo ridotto, eseguibile poi soprattutto con i piedi, strumento povero, nascono dalla splendida incertezza: nel senso che se si gioca Juventus-Roccacannuncia mille volte, 999 volte vince la Juventus ma ogni partita può essere quella in cui il Roccacannuccia prevale, o almeno pareggia. La Roma che in casa agguanta alla disperata il Sassuolo, il Napoli che fa lo stesso con l’Empoli sono squadre festeggiate dal loro clan, del come – il cosiddetto bel gioco – non frega niente a nessuno, se avessero addirittura vinto Roma e Napoli sarebbero state definite epiche.

 

Niente di già non detto anzi stradetto, ma mi sembra opportuno fare ogni tanto il punto su questa depravazione ripetuta, insistita, che è di un po’ tutto il mondo sportivo. Si parla tanto di ribaltamento morale per rimettere in piedi il Bel Paese, intanto che molto probabilmente si assegnano anzi si rifilano allo sport, specie se ludico, compiti sin troppo importanti sul piano dell’evasione, dell’entusiasmo di popolo, della onesta felicità delle genti. Ma alla fin fine si spasima per il risultato, e quando è dovuto al caso amico tanto meglio, ci si sente abitatori dell’olimpo dei fortunati.

 

A suo modo, si pratica con lo sport una immoralità supplementare, che una volta almeno era confinata alla domenica, recintata nello spazio quasi sacrale di poche ore, adesso con lo spezzatino televisivo è il nutrimento inquinato e inquinante di troppi giorni della settimana. Ma certo che se Roma e Napoli avessero addirittura vinto…

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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