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Ormezzano: E le Nazionali diventano un problema

Ormezzano: E le Nazionali diventano un problema

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Stop ai campionati, anche il nostro perché gioca la Nazionale calcistica chiamata Italia, così come giocano le rappresentative nazionali di un po’ tutto il mondo del pallone, in incontri ufficiali e non. Una volta la convocazione di un calciatore nella rappresentativa del proprio paese era motivo di soddisfazione, di orgoglio addirittura anche da parte della squadra del club al quale questo stesso giocatore apparteneva. E fra l’altro si riusciva a pensare che la convocazione significasse anche valorizzazione, importante in tempi di cartellino detenuto in aeternum dal club.

 

Adesso la convocazione è un problema se non anche un fastidio, perché allontana il giocatore dalla sede abituale del suo lavoro per un bel po’ di giorni, spesso lo sottopone a viaggi sfiancanti, jet-lag compreso, talora lo invischia in situazioni psicologiche delicate, su tutte la gestione dei suoi rapporti con compagni di passaporto meno fortunati di lui, cioè meno ricchi, e destinati – cosa triste assai – a giocare in povere squadre nel paese povero di cui indossano la maglia per le partite della Nazionale.

 

Può accadere che, facendo certi confronti, il giocatore rientrato in patria o comunque nella Nazionale sua, dei connazionali suoi, possa addirittura mettersi a pensare su come e quanto sin lì gli è andata bene, di come e quanto lui debba onorare cioè sfruttare la fortuna e dunque chieda maggiori emolumenti al suo club. Chieda e ottenga: è non è un international player? Quando poi addirittura non si metta, cosa orrenda, a pensare ai problemi della sua gente povera, diventi un Masaniello dei suoi connazionali meno fortunati, si ficchi in testa brutte idee sociali.

 

Senza contare, poi, che nella sua rappresentativa nazionale potrebbe imparare che esistono altri modi di giocare a calcio, magari quelli di quando era un ragazzino ma che da professionista ipermestierante ha scordato. Ricordi cioè che si può essere calciatore anche senza bluffare, fingere, mistificare, mentire, recitare, chattare, twittare, e allora povero lui se si autocritica, poveri noi se lui diventa un uomo, poveri tutti se lui frequenta i cari vecchi sentimenti più che i carissimi nuovissimi aggeggi elettronici, quelli che assai utili per viaggi lunghi e pensieri corti.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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