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Ormezzano: Gli stadi si sognano nuovi, ma lo spezzatino è in Tv

Ormezzano: Gli stadi si sognano nuovi, ma lo spezzatino è in Tv

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Il campionato riprende noiosetto anzichenò con quelle due lì sempre divise da tre punti, i tifosi della Juventus non si ricordano più di un certo imprescindibile Antonio Conte, quelli della Roma si ricordano sempre più di un certo prescindibile Gianluca Rocchi. Il gioco dei ricordi forti e delle amnesie deboli, o dei ricordi deboli e delle amnesie forti (più o meno la stessa cosa), è continuo nel mondo del calcio. Noi proponiamo una sorta di variante un poco perversa, legata al giochetto che consiste semplicemente nel guardare e prendere nota, da poveri voyeurs col taccuino.

 

Prendemmo nota nel 1990, per la coppa del mondo ospitata in Italia, della necessità di stadi nuovi o svecchiati. Li costruirono con i nostri soldi, ci misero tanto costoso ferro, fecero le tettoie inventandosi che era la Fifa a volerle, e ci dissero che sarebbero durati in aeternum (per fortuna non anche in eternit). Ora ci dicono che sono obsoleti, così impariamo una parola nuova. Abbiamo preso nota qualche tempo fa dell’avvento dello spezzatino televisivo, le dirette sparpagliate in un giorno poi spalmate su due, tre, anche quattro giorni. Ci hanno detto che è il futuro del calcio, la televisione ormai comanda, questa è la via. Il calcio italiano di club prende un miliardozzino in diritti televisivi.

 

Ma adesso, di fronte alla rarefazione inquietante sugli spalti dei tifosi, teleservitissimi a casa e pazienza se con partite giocate male, ci dicono – e noi prendiamo nota – che necessitano stadi speciali per attirare le famiglie, con posti comodi, e annessi cinema, ristorante, centro commerciale, palestra da fitness, parrucchiere per la signora moglie del tifoso, lei se ne frega della partita. Prendiamo nota, pur se non ci dicono dove la famiglia italiota prenderà i soldi per andare al nuovo tempio, che sarà costruito anche col denaro pubblico e darà vita con soldi nostri a un vortice di tangenti, di mazzette.

 

Riepilogando: spezzatino televisivo da consumare stando in casa, è il progresso, bellezza. E però urgenza di stadi nuovi che stanino i tifosi dalle case. Boh. Ma tanto fra poco, se già non ci siamo, la tecnologia ci offre la minitelecamera da piazzare nel dente cariato del capofamiglia, sempre che ci sia ancora la famiglia, e andrà – lui solo – allo stadio e teletrasmetterà il match al suo alloggio, e sarà la fine dei diritti televisivi e allora chissà di cosa dovremo prendere nota.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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