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Ormezzano: Festeggiamo per una partita senza morti e feriti
La mamma di Ciro Esposito

Ormezzano: Festeggiamo per una partita senza morti e feriti

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Il campionato annota la Juventus di nuovo prima e sola, ma soprattutto festeggia l’esito felice, nel senso di normale, di Napoli-Roma quanto a ordine pubblico, considerando i timori legati all’uccisione di Ciro Esposito. Ecco il tanto brutto del poco bello: che siamo ormai costretti anzi ridotti a celebrare la normalità (che bello, appunto, un match a rischio e però senza feriti e morti) come un successo. Normalità poi raggiunta con alti costi, morali e non solo: perché si è accertato e anzi accettato il clima di immanente se non imminente vendetta, la squadra della Roma si è spostata, in fondo per pochi chilometri, come se fosse in missione militare, itinerario e accampamento segreti, c’è stato un vasto spiegamento di agenti, e soprattutto c’è stato lo stadio napoletano vietato alle trasferte di gruppo dei tifosi giallorossi. Sul piano morale si salva davvero soltanto la mamma di Ciro, tenera e pacifica e persino sportiva, se una volta tanto vogliamo usare bene questo aggettivo.

 

Sul piano economico, non morale e anzi spesso immorale, resta, evidenziato più che mai in questa occasione, il costo dell’impiego straordinario, in giorno poi festivo o prefestivo, di forze dell’ordine. Il progetto di una leggina per far pagare ai club, almeno in parte, il piccolo aumento in busta-paga degli agenti, ha provocato le minacce di insurrezione da parte dei club stessi, quelli che fanno straricchi i calciatori ma non offrono un panino ad un poliziotto, un carabiniere. Certi impegni di ordine pubblico, si dice nel Bel Paese, toccano allo stato. In Inghilterra ogni club dà un contributo a pagare gli straordinari, e per esempio il Chelsea che ha fans tranquilli sgancia mezzo milione di euro l’anno. La maratona di Londra idem, e per un giorno solo. La maratona di New York sempre per un giorno solo versa un milione di dollari.

 

Il calcio da noi rifiuta di concorrere a pagare almeno in parte le spese per disinfettare le ferite che si è autoinferto. Ma qualcosa sta cambiando: gli stadi calcistici sono sempre più vuoti, il Coni vuole spostare un po’ suoi soldi dedicati al calcio su altri sport, e in chiave maledettamente, oscenamente realistica mi sorprendo a pensare che forse qualche fattaccio, adesso, non grave ma greve, aiuterebbe a raggiungere prima una certa normale civiltà.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.

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