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Ormezzano: Un omaggio al mio amico Michel Platini

Ormezzano: Un omaggio al mio amico Michel Platini

So Foot

 

di Gian Paolo Ormezzano*

 

Omaggio al mio amico Michel Platini in questi giorni impegnato anche in Italia a presentare il suo libro intitolato “Parliamo di calcio”. L’ho conosciuto a Parigi quattro anni prima che venisse da noi, a giocare per la Juventus. L’ho portato da Torino a mangiare tartufi nelle Langhe. L’ho ritrovato a Parigi prima commissario tecnico della Nazionale francese, poi uomo qualunque, poi a Nyon, Svizzera, nella sede dell’Uefa di cui è presidente.

 

Ho anche scritto oltre un centinaio di articoli firmati da lui, su Hurrà Juventus pubblicazione del club bianconero, su La Stampa, prima pagina, ogni giorno di Italia 90 e sul Giornalino, risposte ai lettori: sempre secondo le sue indicazioni ottime e abbondanti, e limitandomi a metterle diciamo in prosa, dal suo italiano ironico a quello dei giornali. Abbiamo parlato poco di calcio, molto di cibi, vini, donne, canzone francese, moda italiana. Se non fosse investito di un’altissima carica, riderebbe – tema di questi giorni – delle squadre nostre che pensano molto alle coppe europee, loro o di altri, che pensano molto al campionato, e giocano al gioco di fare finta che coppe e campionato si influenzino. Perché lui in campo ha pensato sempre e soltanto a giocare a calcio, quale che fosse la posta in palio, e rifiutandosi, da serio professionista, di farsi dare la cosiddetta carica per quella partita importante, di risparmiarsi in vista di un impegno prossimo venturo. Mi ha regalato una sua primizia di idea poi divenuta regola: l’abolizione del retropassaggio volontario di piede al portiere, fatto. E un pronostico: tempo pochi anni e esploderà il calcio femminile. Vedremo.

 

Nei giorni di Italia 90 lo portai in auto da Milano a Torino, per coprire un incontro. Non conosceva lo stadio delle Alpi, mi chiese di farglielo vedere. Bell’impianto, però assai poco calcistico, e infatti poi demolito per fare posto allo stadium juventino. Mi disse: “ Mi avete rotto le scatole per cinque anni con gli schemi, voi del calcio italiano, adesso da così lontano e così in alto ve li potete godere”.

 

Dedico questa chiacchierata anche a Marco Ansaldo che la spartirebbe, Marco collega e ciononostante amico, morto giovane d’infarto nelle colline piemontesi che anche l’oriundo novarese Michel amava. Marco ha lavorato al Corriere dello Sport, a la Repubblica e a La Stampa, era competente, onesto, colto. Non se ne fanno, non ne facciamo più giornalisti così.

 

(*) Gian Paolo Ormezzano (1935), è giornalista sportivo dall’età di 18 anni. Ventitré Olimpiadi tra estive e invernali (un record mondiale), tantissimo ciclismo (28 edizioni del Giro d’Italia, 12 del Tour de France), nuoto e atletica (anche praticati: podista maratoneta alle gare di New York e Torino, finite a 60 e 63 anni). Per il calcio migliaia di articoli, cinque campionati mondiali, libri. Tre ampie storie di tre sport: ciclismo, atletica e calcio. Quattro giornali invasi nel corso delle sue lunghe scorrerie: Tuttosport (anche da Direttore Responsabile), La Stampa (inviato ed editorialista), Famiglia cristiana e Il giornalino.