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Marca presenta ‘el clasico’ Real-Barca a RADIOCALCIO

Marca presenta ‘el clasico’ Real-Barca a RADIOCALCIO

  • El clasico – nel mercato il Real non ha fatto un piacere ad Ancelotti – il Barcellona di Enrique e quello di Guardiola – Messi ai raggi x – il gioco dell’Atletico Madrid è anti-calcio? – pregi e difetti del calcio spagnolo – quello che penso del vostro calcio

Santiago Segurola è Adjunto al Director di “Marca”, il quotidiano d’informazione sportiva con maggior tiratura in Spagna. Si occupa principalmente di calcio, ma copre tutta l’attualità sportiva. Con 2.805.000 lettori al giorno in Spagna è il quotidiano più letto nel paese. Segurola presenta agli ascoltatori di RADIOCALCIO el clasico, il big match della Liga, Real Madrid-Barcellona, che si disputerà sabato prossimo 25 ottobre al Santiago Bernabéu di Madrid. Nella conversazione, Santiago Segurola analizza l’attualità del calcio spagnolo e di quello italiano.

 

Direttore, presenta el clasico agli ascoltatori italiani?
“Real Madrid-Barcellona è una sfida affascinante per diversi motivi. Prima di tutto perché definisce la Spagna, la Spagna centrale contro quella periferica. Secondo, mette di fronte due squadre straordinarie, storicamente straordinarie, che hanno potuto contare su alcuni dei migliori giocatori della storia. Nel Real Madrid, da Di Stefano a Zidane, Ronaldo, Raul, passando per Cruyff, Maradona, Schuster e tutto il palmares straordinario di giocatori del Barça di questi ultimi anni che hanno, come punto d’arrivo, Messi. La terza ragione è quella dello stile. Sono due squadre che per tradizione definiscono un tipo di calcio molto diverso l’uno dall’altro. Mentre il Real Madrid è stata una squadra rapida, potente, più di sfondamento con una capacità competitiva enorme, il Barcellona è stata invece una squadra dal gioco più fine, dove i grandi giocatori hanno goduto di un ambiente perfetto in cui, dall’epoca di Cruyff come allenatore, ha trovato un sistema molto particolare e peculiare che gli ha regalato un’identità enorme nel gioco, cioè il passaggio, il controllo, l’elaborazione paziente rispetto al calcio più estemporaneo del Real Madrid. L’ultimo motivo è perché, pur essendo un duello spagnolo, stiamo parlando di due delle tre o quattro maggiori potenze del calcio a livello globale. Quel che è iniziato come una sfida locale è diventato poi un grande evento del cacio mondiale”.

 

Come giudica il mercato estivo della Casa Blanca?
“Credo che nel mercato il Real Madrid non abbia fatto un favore ad Ancelotti, nel senso che ha venduto due giocatori estremamente esperti e due calciatori che erano stati molto importanti per l’allenatore l’anno scorso. Alonso era il centrale perfetto per il Real Madrid, un giocatore esperto, un giocatore che aveva una capacità di passaggio impressionante e una grande autorità nel gioco. Anche in difesa, nonostante non sia rapido, aveva però grande intuizione difensiva. Inoltre era un giocatore duro che non aveva nessun problema ad andare in battaglia. Di Maria era un altro giocatore che dava qualità in velocità e importante asprezza per il gioco del Real Madrid, e con una particolarità: era un giocatore molto, molto versatile, che a centrocampo poteva fare recuperi, semplicemente saltando, e rompere così una linea avversaria. Credo che il gran successo di Ancelotti in questi ultimi due anni sia stato quello di trasformare un esterno come Di Maria in un centrocampista assolutamente essenziale per le vittorie del Real Madrid nella Coppa del Re e, in particolare in Europa, soprattutto contro il Bayern Monaco. Scambiare questi due giocatori con altri due, ovviamente buoni come Toni Kroos e James Rodriguez, è stata un’operazione di mercato che colloca il Real Madrid al centro delle contrattazioni dell’universo calcistico. Sono però due giocatori con caratteristiche, non dico opposte a Xavi e Di Maria, ma che vanno adattati un po’ al suo gioco. Lo sta facendo molto bene, Ancelotti, però credo che certamente la società non abbia fatto un favore al suo allenatore. Penso che per la partita contro il Barça, l’assenza di Bale infortunato, favorisca in un certo senso i piani di Ancelotti perché significa che giocherà con un centrocampista in più, che è Isco, assieme a James e Kroos che si vedranno rafforzati. Così, con Isco, Modric, James e Kroos, forse, il controllo a centrocampo del Barcellona diminuirà”.

 

Quali sono le differenze più rilevanti dall’attuale Barcellona, allenato da Luis Enrique, e il grande Barça di Guardiola?
“Credo che la differenza sia che il buon Barcellona attuale, non è ancora neanche un lontano parente di un Barcellona irripetibile come è stato quello di Guardiola. Mi è difficile pensare ad un Barcellona che raggiunga un grado eccelso come quello che aveva raggiunto quel Barcellona. Di fatto, credo che Guardiola non lo raggiungerà nemmeno con il Bayern, però è certamente più facile che ci riesca di nuovo Guardiola nel Bayern, che un qualsiasi altro allenatore nel Barcellona. Quella squadra per me è stata qualcosa di davvero irripetibile. Con questo non voglio sminuire Luis Enrique. Ha allenato in un’epoca molto difficile, sostituisce Martino dopo un anno terribile con problemi giudiziari, la morte dell’allenatore precedente, Tito Villanova, con i problemi fiscali di Messi, le dimissioni di un presidente, Sandro Rosell, insomma con tante di quelle difficoltà che ha moltissimi meriti per quel che sta facendo. Ma la differenza è che quel Barça aveva un controllo completo sulle partite ed era una squadra straordinariamente competitiva. È stato forse una delle ultime squadre che ha introdotto varianti davvero nuove nel calcio”.

 

Il 16 ottobre scorso Messi ha raggiunto i 10 anni di militanza nel Barcellona. Considera superata la crisi dei Mondiali?
“La crisi del Campionato del Mondo ha proseguito la crisi di un anno e mezzo di Messi nel Barcellona. La stagione passata, per lui, è stata davvero deludente. Era un giocatore appagato, rattristato, che ha anche cambiato la sua maniera di comportarsi in campo. Era più presente per i piccoli dettagli, come finalizzare un’azione facendo goal, che non è poco, anche perché ne ha fatti molti, ma non era il Messi travolgente, intimidatorio che sfida l’avversario già da centrocampo e partecipa totalmente al gioco. Guardavo alcune cifre, e non quelle di goal o di recuperi, ma piccoli dettagli di gioco. L’anno passato, secondo cifre statistiche, numero di interventi, passaggi, Messi è calato di quasi un 40% nell’attività e nella precisione rispetto al 2011/’12 che è la stagione culmine del giocatore argentino. Quest’anno, dopo i primi 7-8 incontri della Liga, ho riguardato questi dati, che passano inosservati in mezzo alle statistiche generali, e Messi ha chiaramente recuperato. Non è al livello del 2010/’11 o 2012, ma è comunque a un livello stellare e questo mi pare un’ottima notizia per il calcio. Fa meno goal, ma passa di più e meglio, interviene di più nel gioco e chiaramente la squadra ha molta più fiducia con questo Messi, rispetto a quello della scorsa stagione”.

 

A che partito si iscrive? A quello che ammira l’Atletico Madrid o chi considera il suo giuoco anti-calcio?
“Vediamo… io non sono anti nulla. Dal punto di vista dello spettatore, non mi piace come gioca l’Atletico Madrid. Dal punto di vista della proposta, invece, la capisco perfettamente perché quel che ha fatto Simeone l’anno passato nell’Atletico Madrid è qualcosa di quasi miracoloso. Dal 2006 i titoli della Liga, se li erano spartiti Real Madrid e Barcellona, perché la Liga spagnola è nella morsa di una diseguaglianza davvero intollerabile, questo grazie ai diritti televisivi. Real e Barça, guadagnano circa 140-150 milioni di euro. Parliamo delle due maggiori cifre del calcio europeo. La terza squadra che riceve più soldi per i diritti televisivi, che è l’Atletico, ne prende circa 55, quasi 100 milioni in meno a stagione. Moltiplicato per 10 anni, sono mille milioni in meno. Per questo capisco che trovare una formula che renda competitiva la tua squadra rispetto alle altre due che, oltre ad avere dei giocatori molto bravi, si vedono anche beneficiati maggiormente a causa di questa ingiustizia del calcio spagnolo, mi pare un merito enorme. E’ per questo che ho una grande ammirazione per Simeone. Da spettatore neutrale non mi diverto a vedere l’Atletico giocare… è un gioco che concede davvero poco allo spettacolo”.

 

Direttore, pregi e difetti del calcio spagnolo.
“Comincio dai difetti. Uno è l’ingiustizia che connota del resto in questi momenti, anche l’economia sociale del mondo. Chi è più ricco è sempre più ricco e chi è più povero sempre più povero. L’80% dei club spagnoli, sono sempre più poveri. Da questo punto di vista è una Liga terribile, perché alla fine ne beneficiano davvero solo due delle sue società. In secondo luogo, la corruzione: la gestione delle società finora non è stata buona, è stata una gestione deludente. Questi per me sono i difetti maggiori del calcio spagnolo che però ha anche delle virtù. Penso che abbia trovato una strada, uno stile di gioco, in generale, che è soddisfacente, c’è una grande base, eccellenti vivai in tutte le società. Credo che Real e Barça siano le uniche squadre al mondo che, nonostante vantino grandi benefici economici per via dei diritti televisivi, hanno ancora vivai incredibili e possono contare su questi giocatori, cosa che non vedo nel Milan, nella Juve o nell’Inter, né nel Manchester United, nel City e neppure nel Chelsea. Questa è una particolarità notevole e molto vantaggiosa per il nostro futuro”.

 

Le vede le partite del calcio italiano? Come giudica il nostro football?
“Io non sono mai stato un gran fan del gioco italiano, soprattutto perché ho tanta ammirazione per l’Italia come paese della bellezza e della creatività e mi ha sempre stupito che il calcio italiano non si concedesse questi stessi tratti. È stato un calcio notevole per le sue capacità tattiche, il suo spirito competitivo, ma anche un calcio che ha frenato in un certo senso l’entusiasmo dello spettatore. Su questo, però ci sono ora anche dei dati che obbligano a pensare che si stia facendo bene, nonostante la crisi economica. Il calcio emerge sempre bene. Credo che la Juventus sia una buona squadra. Penso che la Roma debba continuare così, che un risultato come quello della partita con il Bayern non debba frenarla perché è una squadra ammirevole. È la squadra italiana che guardo di più perché mi piace di più, così come mi è successo con la Fiorentina, in questi ultimi due anni. Al di là dei risultati, mi piaceva vedere questo tipo di proposta coraggiosa e avventurosa e questa credo sia la strada per cui deve proseguire il calcio italiano, perché la passione per il calcio in Italia c’è, le condizioni affinché nascano grandi giocatori anche, manca solo – secondo me – la rottura con questa idea storica che, per vincere, bisogna giocare male. Credo che il calcio di oggi con le condizioni di oggi, quindi grandi giri di soldi e affari mondiali, esiga una parte di spettacolo che il calcio italiano ha l’obbligo di recuperare”.

 

Li fa gli auguri a RADIOCALCIO?
“Saluto con tutto il mio entusiasmo la nascita di Radio Calcio, auguro il meglio all’emittente, all’Italia ed al calcio italiano e vita lunga a questo nuovo mezzo di comunicazione. Avanti così Radio Calcio!”.